da Athena Promachos » 29/08/2009, 15:24
Il fumetto, nato per gli adulti, è diventato poi territorio per l'infanzia ed è quindi tornato a essere patrimonio di una fascia non esclusivamente giovanile. E qui penso al personaggio che ha dato il via all'industria del fumetto statunitense come fenomeno di massa, Yellow Kid, il bimbo vestito di giallo nato dalla fantasia di R.F. Outcault, che lo ideò a beneficio degli adulti "poiché sono gli adulti a comprare i giornali".
Per questo motivo il fumetto moderno, nei suoi vari stili e con le caratteristi he che contraddistinguono ciascun autore, copre diverse fasce di pubblico, e proprio per la varietà di generi, tratto e contenuti è assolutamente impossibile mettere a confronto e men che meno in quest'ottica giudicare i diversi stili che gli danno forma e vita.
Personalmente sono cresciuta leggendo Alan Ford e Tin Tin, arrivando poi a Dylan Dog, Batman e X-Men, fino a scoprire l'umorismo di Rat-Man e di tutta quella produzione di personaggi inconfondibili firmati Leo Ortolani. Ho anche avuto una lunga parentesi manga durante la pre-adolescenza, preferendo fumetti quali Ranma 1/2e i sei albi di Rayheartcui si ispira la serie anime nota in Italia con il titolo di "Una porta socchiusa ai confini del sole". Essendo stata abbonanta al settimanale "Il Giornalino" per quasi un decennio, ho poi avuto modo di approcciarmo con grandi autori italiani quali Jacovitti e godendo delle eccelse riduzioni a fumetti di romanzi, film o storie assolutamente originali ad opera di fumettisti di cui oggi, a distanza di anni, porto ben impresso il tratto e i colori, ma di cui non mi sovviene il nome.
Data la vastità di letture di questo tipo fatte negli anni e l'assoluta diversità che le contraddistingue, non sono in grado di dire cosa per me sia "il fumetto", ma so esattamente cosa per me non è fumetto.
Non è fumetto quello moderno, concettuale, snaturato, che ha trasformato un'arte comunicativa e diretta in qualcosa di astratto ed ermetico. Mi riferisco a quelle tavole mute, prive di balloon e didascalie che oggi vengono spacciate per fumetto, ma che solo al massimo pura esibizione di maestria con matite e chine e si pongono al pubblico in maniera assolutamente autoreferenziale da parte degli autori. Mesi fa ho scoperto un sito Web, URL non visibile agli ospiti, per favore registrati per visualizzarlo, che ha fatto di questo tipo di disegno - perché di meri disegni in sequenza (e neppure dei più belli) che si tratta - la sua politica editoriale. Vedere per credere.
Come ogni altra forma d'arte il fumetto deve colpirmi la vista, appassionarmi il cuore, bruciarmi le meningi. Non importa che dietro a un disegno vi sia uno studio anatomico maniacale, perché in quel caso, il più delle volte, il prodotto non mi interessa. Per la perfezione delle forme c'è la fotografia, il fumetto è fantasia, è (re)interpretazione della realtà distorta e vista attraverso un caleidoscopio di perversione inventiva.
Se c'è una cosa che prima di un paio d'anni non avevo mai considerato è il lavoro che c'è dietro ogni singola tavola e ogni singola storia, specie quando il fumettista è anche autore della sceneggiatura (il che per me ha una valenza fondamentale): lo sforzo creativo si triplica; nel chiuso del suo studio, su quel tavolo da disegno il fumettista deve inventare una trama convincente, essere in grado di generare personassi tanto espressivi da essere perfetti attori di un copione che va poi disegnato. Pensare che uno scittore ha la possibilità di descrivere uno scenario, un dialogo, un passaggio di un romanzo in pagine e pagine, mentre il fumettista deve in un riquadro, in una tavola mostrarci un mondo intero è una cosa che mi affascina e commuove.
Ecco perché ho un rispetto, quasi una venerazione nei confrotni della Nona arte e non mi sogno neppure lontamente di giudicare negativamente un autore o un tratto solo perché non rentra nei miei gusti.
Manara e Crepax, ad esempio, non sono mai riuscita ad apprezzarli a pieno, forse per la loro ostentazione del nudo femminile che mi è sempre apparsa fine a se stessa, se pur la critica l'abbia sempre giustificata come arte eccelsa, paragonandola ai nudi michelangioleschi. Ma il nudo, nel contesto storico attuale, è anacronistico e finalizzato solo allo stuzzicare la fantasia del lettore, e ai miei occhi appare, anche se a disegnarlo sono due mostri sacri, in ogni caso volgare e insensato. So di attirarmi le ire funeste di molti, ma questo è il mio punto di vista e sarei ben felice - data la mia proverbiale elasticità mentale - di cambiare idea. Quandi se qualcuno volesse controbattere su questo punto, ne sarei onorata.
Ho invece sempre amato lo stile naturalistico di Pratt, che ben si sposa con le atmosfere nostalgiche e crepuscolari del suo Corto Maltese. Come mi ha impressionato fin dal primo sguardo il tratto tremolante e i colori pieni di pathos del Dylan Dog di Sclavi, o le imperfette e surreali anatomie di Oda, che con i corpi allungati e i volti segnati sembrano quasi voler tirare dentro le tavole lo sprovveduto e stupito lettore.
"Dubitare di se stessi è la prima forma di intelligenza" (Ugo Ojetti)