Molto realistiche di certo ma oggi non la considererei Arte con la A maiuscola, il movimento nasce in America tra anni 60-70 e rifiuta la realtà riducenda a pura meccanica. Il movimente prende i passi dalla Pop-Art ma non ha vita lunga, infatti in meno di 10 anni esurisce la sua spinta creativa. Il virtuosismo esasperato contraddistingue l'arte iperealistica o superealistica che dir si voglia e per arrivare a tale scopo si usa la fotografia posata o come nel caso di Morley, di cartoline postali. Il movimento vantava nche una schiera di scultori che usavano i corpo umano in sacala naturale, facendo uso di materiale biologico vero (peli, capelli) appunto per rendere le sculture il più reali possibili. In gallerie ci sono ancora Artisti che godono di una certa quotazione, ma se negli anni 70 la Pop-Art si poneva come satira della realtà e l'iperrealismo l'assoluta mancanza di partecipazione dello spettatore all'interpretazione all'opera, e quindi dava all'opera un voluto anonimato, la realtà cruda e dura senza lirismo e partecipazione, rispecchiando e criticando la visione WASP della nuova middleclass americana che pian piano veniva anestetizzata alla partecipazione collettiva, non empatica verso chi soffre (vedi Vietnam). Oggi che il processo di anestizzazioe è quasi completo (in senso economico-culturale) e anzi si cerca di tornare indietro sui passi della partecipazione globale al dramma umano, l'arte fotorealista o iperrealista non riesce a dare una riposta critica in tal senso.
