Premetto che ho dei genitori che hanno sempre lasciato molto liberi me e mio fratello nelle nostre scelte di vita, anche se devo ammettere che ogni tanto dicono la loro, spesso in modo un po' crudo. La mia famiglia ha imparato a parlar male di me in mille modi. I miei genitori, gente fondamentalmente molto pacifica, hanno sempre tollerato in silenzio. Io li ho sempre incolpati di questo, ma ora li ringrazio, perchè questo ha fatto si che io potessi restituire a quel branco di invidiosi tutte le cattiverie ricevute, con tanto di interessi, semplicemente continuando per la mia strada.
La mia creatività eccessiva mi ha portato sin da bambino ad amare il lavoro di mio padre. Mio padre è ebanista, ossia falegname. Da bambino non facevo che stargli tra i piedi, inchiodavo pezzi di legno, ci disegnavo facce, mani, rubavo delle stoffe a mia madre (che ha sempre avuto la passione e il talento per la sartoria) con cui pretendevo di vestire i miei "burattini". Anche mio fratello maggiore stava sempre in laboratorio con mio padre. Ma la differenza tra noi era che io vedevo nei pezzi di legno gli strumenti per dar vita a pazzi figuri che chiamavo fratelli, burattini, robot, mentre lui era affascinato da come si passasse dal pezzo di legno al pezzo d'arredamento, aveva insomma una curiosità più viva della mia. Infatti ora sa molte più cose di me, a livello pratico. Ed ha rilevato il laboratorio di mio padre, diventando ebanista a sua volta. Io invece rimasi deluso da come andarono le cose. Mio fratello era più grande, più avvezzo al mestiere e mio padre cominciò ad erudire lui, lasciando me a casa. Entrambi non poteva tenerci in laboratorio. Io e mio fratello INSIEME eravamo come Fat Man e Little Boy, le 2 bombe atomiche
Però io avevo la passione per il disegno. E "perdevo" il mio tempo con quella. Forse è per questo che sono stato relativamente precoce. Ho avuto molto tempo per sperimentare. Tuttavia questa situazione ha avuto delle inevitabili ripercussioni. Il rifiuto di mio padre di portarmi con sè a lavorare in modo "pesante" ha generato in me un rifiuto per il lavoro duro in generale, con conseguente impigrimento fisico della mia persona. Tuttavia ho studiato molto, avevo una media alta a scuola, e miglioravo nel disegno di giorno in giorno. Poi ho incanalato la mia voglia di creare personaggi nell'Arte del Fumetto e così ho capito qual era la mia strada. Ma gli ostacoli ci sono stati. In famiglia ero diventato lo scansafatiche. Venivo continuamente bersagliato, infastidito e stuzzicato. Chiaramente non reagivo, per una questione di rispetto verso chi è più grande di me e anche per la mia indole fondamentalmente calma, ma mi domandavo quale fosse il problema, se fosse possibile non riconoscere che anche stare curvo su libri e fogli da disegno fosse un mestiere.
Ma alla fine andavo avanti. Non mi sono mai cercato un lavoro, perchè la scuola mi toglieva già troppo tempo. I soldi non mi interessavano, faccio vita ritirata, non esco con gli amici e non sperpero denaro, quindi non me ne serve. I miei non mi hanno mai negato niente, pur non essendo io un figlio di papà. Certo, mio padre col tempo si è convinto anch'egli che io sia uno scansafatiche, sottolineando il suo odio per i fumetti e per i cartoni animati, ma alla fin fine è tutto fumo e niene arrosto. Gli altri, invece, hanno visto nella mia eccessiva pianificazione esistenziale un'inammissibile conferma alla mia voglia di "non far nulla" e questo mi diverte, perchè fa capire loro quanta poca considerazione io abbia avuto dei loro insulsi pareri nel corso della mia esistenza.
Poi il giornale locale più illustre della città mi ha notato e contattato come vignettista. Da qui in avanti, in molti hanno abbassato la cresta e mio padre è da un po' che non mi critica da quel punto di vista. Ho continuato gli studi per poter prendere uno stupido pezzo di carta ma soprattutto per continuare a giustificare la mancanza di un lavoro retribuito e continuare ad avere tempo per sperimentare nel campo della mia passione.
Ora non so dove arriverò, spero in alto. Intanto mi ritrovo un contratto con una casa editrice milanese tra le mani, due pubblicazioni alle spalle, una collaborazione con un giornale locale tuttora in corso, un diploma in Grafica Pubblicitaria conseguita col 100, svariati trofei vinti a diversi concorsi, il mio nome pubblicato su molte riviste in occasione di tali concorsi vinti (Topolino, Simpsons Comics ecc...) ed ho solo 21 anni. Come scansafatiche direi che ci so fare. Se ci credi, ce la puoi fare anche tu. Il talento lo si costruisce!

Ad ogni capitano che si rispetti manca qualcosa.
A Capitano Uncino mancava una mano.
Ad Achab mancava una gamba.
A molti (parecchi) manca un occhio.
A ME MANCA QUALCHE ROTELLA, E ALLORA?!