I tre passi dello sceneggiatore: i personaggi
Il soggetto, come già detto nell’articolo precedente, è l’idea di fondo, la materia grezza da cui sviluppare poi la storia che si intende narrare.
Determinato ciò, è importante cominciare a costruire la vicenda nella sua interezza e, per farlo, bisogna partire ovviamente dai personaggi che la vivranno.
Creare dei personaggi oggigiorno non è più semplice come poteva esserlo tempo fa, nemmeno nel mondo dei fumetti. Molte sono le influenze che possono condizionare un autore al momento del concepimento dei suoi personaggi:
- l’idea di creare un “clone personalizzato” di un altro soggetto conosciuto in un fumetto letto o in un film visto
- l’idea di costruire un personaggio partendo dall’idea di target che si intende colpire.
Concepire una storia indirizzata ad un pubblico di ragazzini di età compresa tra i 6 e i 12 anni richiede scuramente delle scelte diverse rispetto a quelle che si farebbero nel momento in cui si decidesse di creare un antieroe sanguinario destinato ad un pubblico più adulto. Cambia il sistema di percepire la fruizione della storia e, di conseguenza, bisogna adattare il personaggio ad essa.
O ancora, si può scegliere di trasporre, ad esempio, se stessi e le proprie vicissitudini quotidiane in un doppio cartaceo, oppure semplicemente conferire al personaggio il proprio carattere o il carattere che ci sarebbe piaciuto avere.
Di certo c’è che bisogna partire sempre dal fulcro della vicenda, il protagonista. E’ attorno a lui che ruoteranno gli altri personaggi che dovranno perciò essere, in qualche modo, complementari.

Contrariamente a quanto si crede, per creare un personaggio non bisogna partire dalla costruzione visiva della sua figura, ma bisogna focalizzarne bene il carattere. In parole povere, bisogna stendere un profilo psicologico e caratteriale (anche a grandi linee) del soggetto che si vuole ottenere, facendo particolare attenzione al fatto che il suo comportamento all’interno della storia non entri in collisione con le linee guida della sua personalità. Questo renderà la storia credibile e il personaggio coerente. Ecco perché è consigliabile occuparsi di questo dopo aver scritto il soggetto.
Sarà in base alla personalità che avremo dato alla nostra creatura immaginaria che, poi, bisognerà costruirne l’immagine visiva. In tal modo il compito risulterà ben più facilitato.
Determinato il protagonista, bisogna occuparsi dei personaggi più vicini a lui, quelli legati a doppio filo alle sue vicende che lo affiancheranno più spesso e ne determineranno le azioni all’interno della storia. Anche il loro profilo caratteriale è delicato, in quanto deve contenere elementi precisi, chiave e quasi simbolici che li pongono nel ruolo di comprimari e non di protagonisti: dovranno avere delle mancanze che il protagonista colmerà e, a loro volta, dovranno dimostrarsi utili nel momento in cui sarà la star ad aver bisogno di qualcosa che è incapace di trovare in se stesso.
L’allenatore del giovane atleta non può essere il protagonista perché è vecchio e non ha più la notevole forza fisica, il suo tempo è tramontato, ma possiede l’esperienza che al suo pupillo manca e può insegnargli molte cose sulla vita che, nel finale, gli torneranno utili, quando il nostro si troverà solo con se stesso.
A peccare di mancanze sarà invece il cattivo, di cui si tende ad eccedere sempre alcune peculiarità a discapito di altre, rendendolo una figura squilibrata e per questo destinata a soccombere. Eppure anche questa figura deve rivelarsi, in un certo modo, complementare verso i protagonisti poiché l’esuberanza di certe qualità (la crudeltà, la presunzione, l’intelligenza, la freddezza) gli consentiranno di dominare la scena in certi momenti e porrà i buoni davanti alla consapevolezza di essere troppo umani ed insicuri per contrastare una figura così aliena.

Questo discorso si sposa bene, ovviamente, con una storia classica, dai toni epici. Nel caso della commedia o del fumetto umoristico, le cose sono ben diverse: i protagonisti dovranno abbondare di difetti, esattamente come la gente comune che li leggerà e si aspetterà un’immedesimazione o una piacevole sorpresa dal punto di vista dell’originalità caratteriale.
Nelle strip a fumetti sono sempre andati per la maggiore i personaggi più nevrotici e ricchi di manie e vizi: il paranoico Charlie Brown, il pigrissimo Garfield, il pragmatico Enrico La Talpa, lo sfortunatissimo Paperino o il suo avarissimo Zio Paperone.
Tuttavia, nel caso delle storie umoristiche o delle strisce, bisognerebbe fare un discorso diverso a monte. Perfino il soggetto subisce mutazioni sostanziali in questo contesto. Quando c’è.
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