Mille e uno modi di fare fumetto: Eiichiro Oda
Ho deciso di terminare il piccolo ciclo degli autori scelti per inaugurare la sezione con un mangaka ormai di fama mondiale. Si tratta di Eiichiro Oda, autore e disegnatore dello storico ONE PIECE, il secondo fumetto più venduto al mondo dopo Dragon Ball e da noi tradotto col titolo di “all’arrembaggio”.
Potrei sprecare ore ad elogiare in primis le doti di autore di questo fumettista giapponese, che ha fatto tornare in voga il mito dei pirati ancor prima che ci pensasse la Disney col suo Pirati dei Caraibi (molto debitore al nostro One Piece…), ma quello che maggiormente ci interessa è la sua dote di disegnatore e creatore di personaggi strambi al limite dell’assurdo ma che suscitano comunque un certo rispetto tra i lettori, poichè sembra che nel manga valga la regola “più è strambo, più è pericoloso”.
Prima di esaminare le tavole, faccio una precisazione: Oda disegna solo i personaggi e le vignette prive di contesto ambientale. Gli sfondi, sono affidati ad uno staff di collaboratori fidati, che comunque li disegna partendo da suoi progetti.
Ora, andiamo ad esaminare alcune tavole:


Tralasciamo la distribuzione degli spazi e l’impostazione della tavola, che comunque risentono molto del modo di fare fumetto orientale, ma su cui torneremo comunque.
Osservando i personaggi con molta, molta attenzione, noteremo come, a dispetto di una maniacale accuratezza che risalta a primo impatto, in realtà essi siano costituiti da linee semplici, che non presentano nessuna ricerca nella forma del singolo tratto, sicuramente non tracciate con un pennino, non spesse in alcuni punti e sfumate in altri. Le linee in questione sono semplici tracce a penna, talvolta anche tremolanti, lasciate incompiute o addirittura che formano disegni che, se ingranditi nel dettaglio, risultano fatti molto frettolosamente e piuttosto discutibilmente ma che, posti la dove sono, comunicano perfettamente l’idea di ciò che sono.
Guardate ad esempio, nella tavola sottostante, la mano e il piede destro di Kizaru. La prima sembra quasi abbozzata mentre la seconda sembra addirittura incompiuta, con linee dal parallelismo incostante e tremolanti che danno quasi l’idea di un ricalco malriuscito di un disegno preeseistente. Ma, dite la verità, se non ve le avessi segnalate, le avreste notate?

Osservando poi le scene di lotta, risalta come spesso lo stesso tratto venga utilizzato per contornare i personaggi e per tracciare le cosiddette “linee cinetiche” (quelle che danno l’idea del movimento, largamente usate nei fumetti giapponesi) creando immagini talvolta difficili da decifrare e che meritano una vera e propria “esplorazione visiva” per essere comprese appieno.
Il tratteggio dei personaggi sembra quasi superfluo. Non c’è molta voglia di definire i volumi, ma solo di riempire alcuni spazi bianchi e di gettare qualche pallida ombra qua e la. Il nero funge da colorante occasionale, soprattutto nei capelli, e raramente cela qualche connotato fisico di un personaggio, giusto laddove si vuole creare mistero e non mostrare ancora il soggetto nella sua interezza.

In alcune vignette c’è del grigio, che può essere ottenuto in mille maniere (carta adesiva, lo stesso photoshop…) che smorza l’eccessivo bianco dato dallo sfondo assente e magari da un “eccessivo candore” del personaggio (guardate l’immagine di sopra: il vecchio ha i capelli bianchi, la carnagione pallida e veste di bianco… e non ha fondale).
Riguardo l’impostazione della tavola, va segnalata una cosa singolare e molto interessante: l’eccessiva piccolezza di alcune vignette! Nel manga troviamo riquadri anche di 2 cm quadrati, in cui magari è stipata una folla di persone. Questo fa si che la scena non acquisti troppa importanza, specie in quei duelli in cui c’è una folla ad assistere i cui commenti servono alla trama, ma non vi è necessita di una connotazione grafica particolare. Oppure questo stratagemma può ottenere l’effetto opposto. Se nella mini-vignetta troviamo la bocca di un personaggio che dice qualcosa di molto importante, l’espediente si rivela ottimo per isolare la frase e per comunicare l’emozione di ci la ascolta: una bocca pronuncia qualcosa di incredibile e, prima di domandarci di chi sia la voce, prestiamo attenzione a ciò che vien detto.
In un secondo momento, il personaggio, mostratoci nell’interezza del volto, prosegue il discorso, spiegando quanto appena detto.
Letture consigliate:

L’arte del fumetto. Regole, tecniche e segreti dei grandi disegnatori
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